Ecologia domestica e spesa: consigli pratici per una spesa sostenibile e consapevole! (contiene una ricetta)

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Oggi voglio fare un gioco con te. 😏 

No tranquillo:  non è l’intro di nessun film horror. Ma oggi torniamo con la mente al supermercato come nell’articolo plastica da supermercato. Sei pronto?

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In queste righe non voglio dare risposte o certezze, ma consapevolezza riguardo ad un tema molto importante: l’ecologia domestica e spesa.

Ma prima: faccio un passo indietro e ti faccio una domanda.

Secondo te – in termini di impatto ambientale – è meglio fare la spesa girando in auto tra vari produttori locali oppure è meglio un solo viaggio, ma al supermercato?

SPOILER: una risposta giusta non c’è.

Ci sono centinaia di variabili in gioco ed ognuno fa le proprie scelte. Basta siano ragionate, consapevoli e non dettate dalla semplice frase “ho fatto sempre così“.

Ora: riprendiamo la via del supermercato e ragioniamo insieme su un ipotetico percorso da fare al suo interno. Prestando sempre attenzione all’economia domestica.

Per prima cosa dobbiamo prendere il carrello: un tempo erano in metallo, oggi in plastica.

Una scelta discutibile, certo, anche se la speranza è che almeno siano in plastica riciclata.

Sicuramente non sarà igienica come il metallo (virus e batteri hanno in media una vita più lunga sulle superfici plastiche) ma anche senza andare a chiamare in causa la medicina li trovo scomodi: spesso si incastrano tra loro, troppo spesso, e non si impilano ordinatamente come quelli metallici.. 

Dopo esser riusciti ad avere un carrello per la spesa, entriamo nel supermercato e subito ci troviamo di fronte al settore della frutta e verdura fresca. Molto spesso è così!

La prima scelta da fare è quella di evitare prodotti esteri.

Non tanto perché solo noi italiani siamo belli e bravi con le coltivazioni, quanto perché per arrivare al supermercato hanno dovuto fare molta strada e quindi prodotto molto inquinamento.

Un giorno mi sono trovato in un discount e dovevo acquistare le cipolle.

C’erano quelle di Tropea ad oltre 3€/kg, una cifra forse giusta, ma eccessiva visto l’utilizzo che dovevo  farne.

Fortunatamente a lato c’erano quelle dorate a 0,88€/kg con provenienza: Nuova Zelanda.

Come è possibile che delle cipolle che vengono dall’altra parte del globo arrivino a costare 3 volte tanto quelle che vengono da 800km?

Inutile dire che sono uscito dal discount senza cipolle quel giorno. 

Altro consiglio che viene spesso elargito per fare la spesa è quello di scegliere la verdura di stagione, questo perché oltre che salvaguardare la biodiversità e la stagionalità non si pensa che ciò può servire anche a risparmiare plastica.

Già, perché le serre dove vengono coltivate frutta e verdura fuori stagione, sono sovente composte esattamente da plastica.

Ma cosa è meglio scegliere quindi: prodotti locali e/o biologici avvolti nel cellophane o prodotti di agricoltura intensiva ma sfusi?

Come detto non esiste una risposta giusta o una sbagliata.

Dipende da te, da cosa senti giusto e dalla tua disponibilità economica.

Possiamo dire che come linea guida dovremmo tendere sempre a prodotti locali, sfusi, senza pesticidi aggressivi per l’ambiente e che seguano la stagionalità. 

Oltrepassando frutta e verdura continuiamo verso il banco gastronomia. Ovviamente nell’ottica di ridurre la plastica sarebbero da evitare salumi e formaggi preconfezionati e scegliere quelli affettati al momento meglio ancora se locali (che tra l’altro il più delle volte costano meno). La nostra regione Marche, ad esempio, è piena di prodotti eccellenti. 

Stesso discorso va fatto per il pesce e per la carne. Qui ad esempio sarebbe meglio optare per “pezzi” interi. Chi ha bambini piccoli avrà la possibilità anche di spiegare che il pollo non nasce a “petto” in vaschette di polistirolo. 

Davanti a questi reparti poi ci sono i frigoriferi. 

Qui si apre il mondo.

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Principi sono il latte, il burro e gli yogurt. Se dovessimo scegliere per prodotti senza plastica il latte dovrebbe essere solo UHT dove ancora lo si trova in cartone.

Oggi è diventato un miraggio trovare quello senza tappo. Questo porta con sè una serie di problemi: l’utilizzo indiscriminato della tecnologia ci porta ad una pigrizia che parte anche da quella mentale.

Avete visto il film WALL-E?

La tecnologia aveva preso il sopravvento e il controllo sull’uomo trasformandolo in un essere pigro che vagava tutto il giorno sdraiato su una poltrona posta su dei binari che ne garantivano gli spostamenti.

Sì okay ma che c’entra con il latte?

L’assenza del tappo sviluppa le nostre facoltà intellettive, implementando il problem solving per trovare una soluzione consona al cartone del latte che all’interno del frigo una volta aperto dovrà restare in piedi.

Il tappo facilita lo stoccaggio e spegne il cervello.

Oltre ovviamente essere in plastica con tutti i problemi che comporta all’ambiente.

Meglio ancora sarebbe scegliere il latte crudo, ma ancora questo non è capillarmente distribuito nel territorio e quindi risulta non ottimale percorrere 30 km tra andata e ritorno ogni giorno per comprarlo. 

Per il burro ritorno a sponsorizzare quello locale ovviamente, mentre lo yogurt consiglio di farlo, avevo scritto un articolo su come fare lo yogurt e il formaggio fresco (qui il link) che ti consiglio di leggere se non l’hai fatto. 

Altri alimenti da banco frigo sono le paste: sfoglia, frolla e brisé. Di queste, solo la sfoglia è difficile da replicare e accetto l’uso indiscriminato plasticoso dell’involucro, mentre le altre due sono facili e veloci. La pasta brisé si presta bene ad essere fatta nella sua connotazione vegana  perché addirittura più semplice e veloce, serviranno solo:

  • 300gr di farina
  • 150gr di acqua
  • 50gr di olio
  • 5gr di sale

E dopo aver amalgamato bene il tutto si può cuocere con un ripieno di verdure (ad esempio) in padella rivestita di carta forno e con coperchio se non si vuole accendere il forno quando non si hanno più cotture da fare. 

La pasta frolla invece può essere impastata per fare dei biscotti, magari per la colazione, facendo più  di una infornarnata e conservandoli in un barattolo ermetico si avrà la colazione pronta per una settimana. 

Gli ingredienti per la pasta frolla sono:

  • 300gr di farina
  • 200gr di zucchero 
  • 2 uova
  • 150gr di burro ammorbidito 

Amalgamare il tutto fino ag ottenere un impasto liscio. Aggiungere a piacere gocce di cioccolato, cannella, zenzero o ciò che preferite. Tagliare ovviamente della forma preferita e in forno a 180° fino a che non diventano dorati.

Alcuni faranno colazione con il thè, qui la scelta locale qui la vedo ardua.
Possiamo però optare per una soluzione biologica!

Non ho ancora affrontato un tema fondamentale per noi consumatori: i marchi di garanzia.

Essi sono l’unico strumento per una spesa consapevole. PEFC, FSC, ASC, ECOLABEL ecc.. questi sono solo alcuni. 

Nel banco frigo il salmone andrebbe scelto ASC ad esempio. 

Se si vogliono fare pane, pizza e torte in casa nel frigo non può mancare il lievito.

Esso può essere acquistato anche al forno a peso. Ancora qualcuno espleta questo servizio. Per i più coraggiosi invece c’è l’impasto madre. 

Le uova del contadino hanno sicuro una carica in più, ma se non le alleviamo e vogliamo prenderle al supermercato dovremmo optare per quelle biologiche o da galline allevate all’aperto, non tanto per la qualità dell’uovo quanto per il rispetto dell’animale.

Evitare uova da galline allevate in gabbia. 

ecologia domestica prodotti locali

Proseguendo questo ipotetico viaggio nel supermercato arriviamo quindi ai prodotti secchi. 

Carta igienica, carta casa e fazzoletti.

Ho accennato poco fa all’importanza dei marchi.

Un giorno mio figlio mi ha chiesto quale pacco prendere nella scelta tra due marche. Entrambe riportavano la dicitura “riciclata” ed “ecologica” ma solo una delle due aveva il marchio “ECOLABEL”.

Anche se il prezzo era lievemente superiore ho preferito orientarmi verso quest’ultima. 

Per la carta forno sono molto fortunato: quella più economica del mio supermercato è anche compostabile e per fiducia acquisto la stessa marca per i rotoli di alluminio e pellicola (essendo tra l’altro senza PVC).

Ne uso veramente poca e ancora non ho avuto modo di provare i fogli in cotone rivestiti di cera, ma mio sono ripromesso di provarci a breve. 
Resta aggiornato perché potrei farci un altro blog post a riguardo!

Per l’acqua – neanche a dirlo – uso quella “del rubinetto” e visto che mi piace molto quella frizzante, quando ne ho voglia aggiungo idrolitina nella bottiglia. 

Da buon italiani non si ha di certo bisogno di suggerimenti in merito alla pasta, mentre per il sugo io consiglierei di scegliere quello proveniente da pomodori biologici (costa un po’ di più, ma non eccessivamente).

Un altro modo di mangiare la pasta è senz’altro con il pesto (che tra l’altro a me piace anche con la piadina arrotolata e tagliata a fette).

Ricordo ancora con piacere quella volta che ad un campo scout ce lo fecero preparare pestando il basilico. Tornato a casa lo rifeci con lo stesso mortaio in legno che avevo creato al campo e che ancora oggi è presente all’interno del mio cassetto delle posate.

Vi invito a provare anche voi a realizzare il pesto home made edd a condividerci le foto via email a info@boscocheulula.it!

Sua maestà la farina?
Qui è molto complicato.

I grani non sono più quelli di una volta. Il tenore proteico si è quasi azzerato e al suo posto è entrato il glutine.

Nelle farine molto lavorate 00 o anche 0 i benefici del biologico non vengono assimilati dal nostro organismo ma resta una questione di cura e rispetto della terra.

Forse l’unica scelta consapevole sono le farine dai grani antichi, ma il loro prezzo e spoporzionatamente alto, per cui… sceglierli quando possibile (vi assicuro che hanno una digeribilità maggiore e anche un gusto migliore). 

Vino e birre orientarsi verso prodotti locali: certo.

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Saltiamo a piè pari il reparto bibite, patatine e snacks……..!!!

Infine i surgelati.

Sono comodi ma la catena del freddo che li compone è altamente energivora e se possibile sarebbe meglio evitarla.

Siamo così giunti alla cassa – se non ci siamo dimenticati qualcosa – e con questo anche l’articolo, forse il più lungo che abbia mai scritto, è giunto al termine!

Spero che grazie a queste righe riusciate ad avere più chiarezza e consapevolezza per migliorare la vostra ecologia domestica anche nelle scelte al supermercato! 

Queste righe non vogliono essere un dogma o un vangelo ma dei suggerimenti semplici da seguire, un vadevecum per consumatori consapevoli.

Come per ogni cosa è doverosa, prima di salutarci, un’ultima considerazione: se si vuole trasgredire non dobbiamo sentirci in colpa perché comunque viviamo nel XXI secolo.

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A presto.
Francesco

Carnevale!

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Dolciumi, scherzi, maschere e coriandoli…

È carnevale!

Perché in fondo per noi italiani ogni scusa è buona per far festa ed in passato era davvero l’ultima festa prima dei 40 giorni della quaresima. 

Dopo 3 anni di pandemia quest’anno torniamo a festeggiare il carnevale con carri allegorici, musica e feste in piazza.

Anch’io con la famiglia mi sono prestato a festeggiare il carnevale, e  con i figli mi son messo a ballare dietro un carro, a raccogliere caramelle e cioccolatini che lanciavano e anche noi con un pacco di coriandoli da tirarci. 

Finita la festa di carnevale però che è rimasto?

A terra un tappeto di carta fatta a pezzetti, ma non solo purtroppo: involucri di caramelle bombolette e tappi di plastica. 

I coriandoli che ho acquistato ho notato che provengo da riviste sminuzzate.

Diciamo che tra tutti i mali, forse il minore (anche se purtroppo degli alberi sono stati abbattuti per produrre quella carta e l’unica speranza è che fosse proveniente da foreste FSC), grazie alla sua capacità di degradazione in circa 6 settimane.

Stessa cosa non accade con i prodotti in plastica.

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Ma ce n’è davvero bisogno? 

Quest’anno abbiamo deciso all’ultimo di partecipare e quindi la scelta sul male minore è stata obbligata. Mai avrei optato però sulle bombolette.

Se mi fossi premunito per tempo, avrei senz’altro optato per le foglie.

In che modo?

Con una perforatrice!

Quella macchinetta, ogni volta che effettua un buco, crea uno scarto a forma di cerchio.

Se raccogliessimo in autunno le foglie a poi iniziassimo a bucarle, ecco che avremmo tanti coriandoli ecologici

La cosa che però mi ha dato molto fastidio è stato vedere gli involucri delle caramelle a terra.

Comportamenti del genere rientrano nel comune vivere, nel rispetto della “res publica”, dove l’educazione civica sposa l’educazione ambientale.

Dopo aver mangiato una caramella non credo sia difficile mettere in tasca la sua confezione e magari differenziarla una volta tornati a casa. 

Questa è premura di noi genitori, e nostro preciso compito di dare l’esempio di rispetto ai nostri figli. 

Arrivare a riciclare il 100% dei nostri rifiuti è l’obiettivo da raggiungere: ovvero non produrre più l’indifferenzata.

Non produrre più la plastica è invece l’obiettivo a cui tendere.

Perché solo così potremmo definirci, anche quando usciamo di casa per buttare l’immondizia, artigiani per l’ambiente. 

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A presto.
Francesco

Plastica da supermercato (contiene una ricetta!)

plastica monouso

Facciamo un gioco: entra (anche solo con la fantasia) in un qualsiasi supermercato e inizia a contare quanti prodotti confezionati con la plastica ci sono.

Il numero che viene fuori è ovviamente enorme.

Moltiplica quel numero per i supermercati presenti nella vostra città, per quelli nella vostra regione, per quelli in Italia…

Solo allora – forse – riusciremmo ad avere un’idea di quanto la plastica sia presente ed impattante. 

Ma prima come si faceva?

Semplice.

L’industria era minoritaria, l’artigianato la faceva da padrona e non si conservava nulla: ciò che si produceva si consumava

plastica monouso

A tal proposito, ho da poco scoperto la lodevole iniziativa di Ludovica Camozzi e Ylenia Bitetti che nel quartiere Nolo a Milano hanno aperto una pasticceria in cui non hanno l’esposizione del bancone, o perlomeno, esso è molto minimalista. 

«Le vetrine opulente del passato sono uno schiaffo alla sostenibilità, è il momento di compiere scelte responsabili, di combattere al massimo gli sprechi».

Ecco uno dei tanti articoli che ne parla, per approfondire: CLICCA QUI

Ma torniamo al nostro supermercato.

Appena si entra, ad accoglierci, ci sono frutta e verdura.
Per portarle a casa dobbiamo imbustarle e, spesso, pesarle.

Fino al 1 gennaio 2018 questi erano in plastica; dopo una discussa legge fatta dall’allora governo Renzi, in attuazione di una circolare dell’unione europea del 2015, ora sono in materiale biodegradabile

È stata fatta una legge sui sacchetti, ma non sui guanti in plastica con cui prendere i vegetali, che continuano ad essere monouso! 

La cosa che fa arrabbiare è l’esistenza dei sacchetti ad hoc, ma in cotone.

Io stesso li ho comprati anni fa e da allora non sono riuscito ad utilizzarli per motivi igienici, secondo il Ministero della sanità italiano, quando da altre parti in Europa essi sono ammessi.

Sono sacchetti in cotone non sbiancato, lavabili e riutilizzabili in cui un’etichetta rivela il loro peso (in grammi e in once) per poter inserire la tara manualmente nelle apposite macchinette dei supermercati.

In altre parole, se tutti noi potessimo adottare questo comportamento, questo significherebbe una sola cosa: niente più sacchetti usa e getta in plastica.

sacchetti cotone

Se poi prendiamo il buono che la pandemia da Covid-19 ci ha lasciato, ovvero l’aver imparato la corretta igiene delle mani attraverso la sanificazione con i gel (anche questi oggi di facile reperimento), potremmo tranquillamente fare a meno anche dei guanti!

I più attenti diranno che comunque i flaconi dei gel sono in plastica – e avrebbero ragione – ma non si tiene conto della riciclabilità e del fatto che quel gel non debba essere per forza inserito in contenitori in PET.

Esiste infatti un materiale molto antico, riutilizzabile e riciclabile: il vetro

Ricordo quando nel 2008, in Kenya, facevo difficoltà a reperire la birra.

Ogni tanto la signora che lavorava nel chiosco fuori dalla missione dove facevo il volontario me la riusciva a trovare ad una condizione: il vuoto a rendere.

Con lei avevo un accordo: le riportavo le bottiglie in vetro una volta terminate. Semplice.

In giro nei bar, la coca cola andava bevuta al bancone – o tavolino – e la bottiglia riconsegnata all’esercente.

Te lo dico: le prime volte mi sono trovato davvero spiazzato!

Una nazione africana che nel riciclo del vetro era anni avanti. 

Molto spesso bisogna guardare al passato per salvare il futuro: questa è una di quelle azioni da portare avanti.

Del mio stesso parere è il birrificio Peroni che ha ripreso a produrre dal 2019 birra in bottiglie multiuso con vuoto a rendere!

Ad onor del vero, per ora solo nello stabilimento di Bari e solo per la distribuzione in bar, circoli e ristoranti delle provincie di Bari e Taranto, ma si spera che l’esempio possa essere seguito da tutti, specialmente da quei micro birrifici sparsi nel nostro territorio.

Restando sempre in tema di bottiglie di vetro, trovo molto utili quelle dell’olio con tappo meccanico, poiché dopo l’utilizzo dell’olio (spesso anche buono) esse possono essere riutilizzate come contenitori per fluidi.

Il più scontato è l’utilizzo per l’acqua a tavolo, ma può essere utilizzato anche liquori (fatti in casa, che a me piace tanto anche produrre).

Il più famoso tra i liquori e facilmente riproducibili home made è senz’altro il caffè sport Borghetti, ad Ancona è un must!

caffè borghetti

Eccoti quindi una breve ricetta per riproporlo a casa:

1. Prepara mezzo litro di caffè e sciogli al suo interno 300g di zucchero. 

2. Una volta raffreddato unisci 300ml di alcool per alimenti.

3. Lascia riposare qualche giorno al buio.

Passato questo periodo di affinamento ti consiglio di berlo ghiacciato, o con un cubetto di ghiaccio all’interno, a seconda dei tuoi gusti. 

Vista la facilità e la velocità, perché non usarlo come regalo di Natale?

Aspettando le vostre foto di come riuscirà il vostro liquore al caffè, vi lascerei con una frase di Federico Moccia, fondatore di GeoPop

Bisogna passare da un pensiero usa e getta ad un pensiero circolare.

Sempre nell’ottica di essere artigianalmente per l’ambiente!

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A presto.
Francesco

Acquisti di Natale sostenibili! (contiene una ricetta)

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Luminarie, il freddo (si spera), giocattoli in tutti i negozi, profumo di dolci e quel calore che ti entra dentro: il periodo di Natale è senz’altro il mio preferito dell’anno

In questo articolo ti parlerò di Natale e di… Acquisti di Natale sostenibili!

Non troverai una lista della spesa per gli acquisti consapevoli e sostenibili, ma una riflessione sul senso del Natale e di come potrai aggiungere un tocco di personalizzazione alle tue festività…

Ma torniamo per un attimo a questo periodo dell’anno: la magia nell’aria e tutto si colora.

Ogni anno però, quest’aria arriva sempre prima, non è così?!

Ormai i negozi a metà ottobre iniziano a vendere le decorazioni di Natale..!

È chiaro che ogni anno dobbiamo decorare casa secondo la moda del momento – perché sì – anche nella decorazione di casa è arrivata la moda

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Un tempo dalle mie parti si aspettava l’8 dicembre per preparare albero e presepe…

Presepe che, ogni anno, era sempre lo stesso e solo le sapienti mani del papà riuscivano a rinnovare di volta in volta facendolo rimanere sempre lo stesso alla vista.

Così come l’albero, rigorosamente vero abete di montagna, che quando si smontava dopo un mese, era ormai senza aghi.

Ogni anno poi presentava sempre qualche pallina in meno, poiché estremamente fragili: prese in mano da bambini succedeva sempre che qualcuna si rompeva. 

La moda è apparsa con gli alberi sintetici.

Prima verdi,  poi bianchi, poi di nuovo verdi ma con fattezze perfette che, se inseriti in un vaso, si farebbe difficoltà a capire fossero veri o finti.

Infine di nuovo bianco e – lo scorso anno -verde (ma innevato).

Tutto questo mi porta ad una prima riflessione…

Ci stanchiamo presto delle cose e questo ci porta ad un continuo cambio, anche se potremmo riutilizzarle. 

Il mio albero ad esempio è sintetico.

Comprato negli anni ’90 (forse 1994 ), ma ancora in gran forma.

Certo non sembra vero, ma perché gettarlo se ancora assolve al suo scopo?

Oggi probabilmente, se dovessi acquistarne un altro, mi orienterei per uno vero con le radici, posizionandolo il più possibile lontano da termosifoni e magari vicino ad una finestra.

La speranza è che possa essere piantato di nuovo dopo il 7 gennaio e crescere dopo avermi regalato un mese o poco più di calore e profumi (sì: l’albero vero profuma). 

Ogni anno poi, anch’io addobbo casa.

Ho preso l’abitudine di farlo l’ultima domenica di novembre, così il primo dicembre è già tutto pronto per appendere ed inaugurare il calendario dell’Avvento.

Ho però trovato l’abitudine di decorare casa con materiali di recupero.

Ad esempio: per il presepio la capanna l’ho fatta con il legno di una cassetta della frutta recuperata al mercato…

Se ad un barattolo di vetro invece si mette un fiocco attorno ed una candela di quelle larghe all’interno… Si può avere un semplice centrotavola: originale, di effetto e… Sostenibile!

Di cose da fare ce ne sono un’infinità, basta un po’ di creatività e voglia di mettersi in gioco.

Lo sapevi che anche il panettone può essere fatto in casa?

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Questa è la mia ricetta per un panettone soffice, ma più “panoso” (passami il termine). 

Ingredienti:

• 500g farina 0

• 150g acqua 

• 100g burro

• 100g zucchero bianco

• 2 uova

• 1 tuorlo

• 12g di lievito fresco

• 100g uvetta

(Dei canditi non ne vado matto e non li metto, ma tu puoi in ogni caso inserirli… Ti dirò io quando seguendo la ricetta che ho lasciato scritta qui sotto)

Procedimento:

Fai sciogliere il lievito nell’acqua.

Sbatti in un recipiente le uova e il tuorlo, aggiungendo lo zucchero e il burro.  

Unisci quindi farina e acqua con il lievito al resto degli ingredienti e mescola.

Lascia lievitare l’impasto ALMENO 4 ore.

Unisci l’uvetta, mescola e lascia lievitare altre 4 ore. 

Rimpasta e metti in uno stampo, lasciandolo riposare altre 4 ore.

Questa è un’operazione da ripetere altre 3 volte. Può lievitare per più tempo ovviamente. 

Sarò sincero: io non lo imburro lo stampo, ma uso la carta forno (biodegradabile e compostabile).

Taglia ora la cupola formando una croce e su ogni quarto inserisci un po’ di burro freddo.

Inforna a 160° per 50/60 minuti.

Attenzione alla cottura interna: a volte può essere troppo cotto sopra e crudo all’interno!

In questo caso coprire la parte sopra con dell’alluminio e portare il calore solo nella parte inferiore.

Questa ricetta è molto ambientalista e consapevole.

Al suo interno c’è amore, ci sono prodotti del territorio che potrebbero essere usati quelli a km0, c’è il lavoro manuale e soprattutto c’è il tempo, la pazienza, il saper attendere.

Mi raccomando, vogliamo vedere il tuo risultato percui: posta una foto sui social e taggaci nel caso provassi a replicare questa ricetta… Ci trovi su Instagram e Facebook!

Non ho però ancora parlato della questione più annosa del Natale: i regali. 

Siamo arrivati dunque e finalmente alla parte che tanto aspettavi:
i consigli per gli acquisti di Natale!

A discapito di tutto ti dico: riempi l’albero di regali!

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Per una volta ti esorto a comprare: pensa un po’!?.

Ma non comprare oggetti da quei negozi “tutto ad 1€“, organizzati per tempo e fai regali acquistati dagli enti del terzo settore.

Fai regali solidali o donazioni.

Puoi acquistare davvero di tutto e quel regalo avrà un gusto maggiore.

Oppure puoi donare…

Un anno ricordo che per natale comprammo una capra!!

Proprio così: ai nostri amici e parenti regalammo una capra per il presepio con un bigliettino che spiegava che i soldi che avremmo speso per i loro regali, erano finiti in Africa per acquistare una capra vera ed aiutare la popolazione locale.

Se sei più sensibile al tema della carenza d’acqua e la siccità… Puoi donare ad un ente che si occupa di realizzare pozzi d’acqua potabile e regalare a tutti una bottiglia d’acqua a mo’ di simbolo.

Ti puoi davvero sbizzarrire con le idee, e il successo è assicurato!

Se invece vorrai fare un regalo ai miei figli, ti chiedo di piantare un albero.

Noi di Bosco Che Ulula abbiamo i nostri canali di riforestazione e saremo ben lieti di piantare un nuovo bosco assieme a voi, ma per noi l’importante è che il mondo ritrovi presto i vecchi equilibri.

Se sei juventino, per esempio, puoi rivolgerti a One Tree Planted: loro piantano 200 alberi ogni goal che segna la squadra bianconera…

Non ci offendiamo di certo!

Se hai un terreno o conosci chi ne ha uno, puoi piantarlo tu stesso: aiutando anche il Fondo Forestale Italiano, Rete Clima o chi vuoi tu… l’importante e rinverdiamo il mondo, perché viviamo tutti nello stesso pianeta blu. 

Sempre a comunque artigianalmente per l’ambiente e… BUON NATALE!

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A presto.
Francesco

Imballaggi monouso

imballi monouso

Qualche giorno fa ho partecipato con interesse al convegno “Imballaggi monouso: le iniziative concrete per un presente sostenibile” promosso da ATA Rifiuti con il patrocinio della Regione Marche

Relatori di rilievo provenienti dal mondo politico, scientifico e associativo si sono susseguiti per parlare di uno dei temi che a noi del Bosco che Ulula sta più a cuore: la riduzione del packaging

Ad aprire le danze, il “padrone di casa” prof. Rigoli Francesco, direttore del dipartimento di Scienze della vita e dell’ambiente dell’UNIVPM.

Nel suo intervento si è parlato di come le antropomasse nel giro di pochi decenni abbiano equiparato le biomasse.

Per l’esattezza,  l’insieme degli oggetti creati dall’uomo (strade, plastica, edifici) ha raddoppiato ogni 20 anni nell’ultimo secolo, superando il totale degli elementi naturali nel 2020.

Non a caso l’era in cui stiamo vivendo inizia ad essere definita antropocele.

A seguito l’assessore all’ambiente del comune di Ancona, Michele Polenta, ha raccontato che il comune sta mettendo in campo delle scelte importanti in ambito ambientale.

Si è visto, anche dal Conero Clean Day (evento a cui abbiamo partecipato), come le nostre spiagge siano invase dalle cassette di polistirolo utilizzate per la pesca.

cassette poliestere

Preso atto di ciò, l’intento è quello di sostituirle con quelle riutilizzabili.

Inoltre l’amministrazione locale vorrà porre l’attenzione sulla qualità dell’acqua pubblica e l’inutilità dell’utilizzo delle bottiglie in plastica. 

Dopo il comune ad intervenire e stata la Regione con il direttore Ing. Sbriscia Massimo, che ha ricordato di come sia evoluta la questione rifiuti negli ultimi anni, passando da rifiuti che erano solo organici a una quantità pro capite importante.

Circa 500 kg all’anno, ne parleremo presto in un futuro articolo, stay tuned!

Alla fine l’unica regola per prevenire il rifiuto è quella di non fare rifiuti.

L’ing. Sbriscia ha inoltre sottolineato l’importanza di un passaggio culturale: dopo anni in cui l’economia ci diceva che eravamo in crescita solo se producevamo in gran quantità – e poco importava se per la maggior parte erano oggetti monouso – oggi sappiamo che dobbiamo passare dalla cultura usa e getta ad una economia di tipo circolare (cit. dott. Andrea Moccia, GeoPop).

imballi monouso

La Regione Marche in questo si è già mobilitata redigendo le linee guida per gli Ecoeventi e stipulando i Centri del Riuso, altro tema a noi molto caro vista la nostra intenzione di ampliare il ventaglio di offerte in tema di economia circolare attraverso la rigenerazione di mobili non più in buono stato o passati di moda.

Oggi si può dire che i centri del riuso regionali hanno una valenza di sostenibilità ambientale, sociale ed economica. 

Matteo Giantomassi di ATA crede come noi che l’unica soluzione sia nel cambio di comportamento e auspica la possibilità di fare Rete.

La prof.ssa Gorbi Stefania, docente di biologia applicata presso l’UNIVPM, nelle sue attività di ricerca sul campo ha potuto vedere con i suoi occhi quante micro plastiche siano presenti nella fauna marina.

Principalmente di origine petrolifera (come il PET o il polietilene), ma anche di bio plastiche.

Questo perché solo in determinate condizioni di temperatura ed umidità controllate queste si tramuteranno in fertilizzante: in acqua la loro vita sarà decisamente più longeva. Non si deterioreranno così facilmente. 

Legambiente nella figura del suo presidente Ciarulli Marco ha esposto i dati in suo possesso dove si evince una percentuale sopra il 70% di rifiuti riciclati: a suo parere un ottimo risultato che ci deve far ambire ad un ampio margine di miglioramento.

Infine l’iniziativa LIBERA LA SPESA:

Questo progetto ha trovato il plauso della camera di commercio delle Marche, Confesercenti, Confcommercio e Coldiretti che assieme al magnifico rettore dell’università hanno firmato un protocollo d’intesa. 

C’è un’unica, grande, nota dolente…

Una nota del Ministero della Sanità del 4 gennaio 2018 (anno di entrata in vigore della legge che stabilisce l’utilizzo di sacchetti in materie organiche per la frutta e verdura non confezionata) sancisce che i sacchetti possono essere portati da casa ma devono obbligatoriamente essere di tipo monouso.

Vi lasciamo un approfondimento al seguente link: https://www.mite.gov.it/comunicati/shopper-ecco-la-circolare-ministeriale-intepretativa

Da parte nostra ci auspichiamo che questa nota possa essere superata il prima possibile.

Inoltre si dovrà superare anche il problema relativo alla tara.

Ogni bilancia dei supermercati è tarata con la tipologia di sacchetto messo a disposizione; un sacchetto di cotone ha un peso maggiore rispetto a quelli biodegradabili monouso.

Io personalmente ho dei sacchetti in cotone per la frutta e la verdura con riportato a lato la tara dello stesso, ma oggi nei supermercati non tutti hanno la possibilità di fare la tara, senza contare che alcuni discount effettuano la pesa in cassa. 

Questo è un esempio di ciò di cui stiamo parlando:

Mentre le Pubbliche Amministrazioni cercano di sbrogliare i nodi di questa matassa burocratica… Noi rimarchiamo il concetto di scegliere, ove possibile, prodotti a ridotto contenuto di imballo.

Il più possibile provenienti dalla propria regione e il meno lavorati possibile: solo così potremmo essere, con le nostre mani, artigiani per l’ambiente. 

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A presto.
Francesco

Venerdì nero

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Il venerdì nero, o Black Friday, è l’evento più consumistico dell’anno.

Quanto di più distante ci sia dalla logica ambientalista e i suoi princìpi.

In questo articolo vogliamo parlare di come sia possibile trasformare da nero al verde questo evento: ci riusciremo? Scoprilo in pochi minuti di lettura.

Venerdì Nero, questa è la traduzione del più importante evento consumistico dell’anno.

O per dirla in inglese: BLACK FRIDAY!

Diciamolo però: di solito il termine “nero” viene associato ad eventi non troppo piacevoli.

Il giovedì nero della caduta di Wall Street, la peste nera che ha terrorizzato il Medioevo in Europa o ancora i secoli oscuri venuti dopo l’epoca classica secondo il Petrarca.

Anche in questo caso il venerdì è nero.

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Per chi ancora non lo sapesse, il Black Friday, è il giorno successivo al ringraziamento statunitense che da l’inizio ai saldi natalizi e quindi al periodo di acquisti compulsivi in previsione dei regali.

Vi anticipo già che presto ci sarà un articolo con i consigli per gli acquisti di Natale, stay tuned!

Quest’anno il venerdì nero capita Venerdì 25 novembre.

L’origine del nome, seppur incerta, sembri venga attribuita al traffico venutosi a creare nella città di Philadelphia proprio in concomitanza di quel giorno specifico. 

Perché dunque “dal nero al verde”?

Difficile immaginare uno scenario peggiore per l’ambiente: acquisti compulsivi a basso costo, spesso corrispondenti a bassa qualità, di articoli spesso superflui e non necessari alla nostra quotidianità, che in meno di 12 mesi finiranno in discarica.

L’aggravante dell’utilizzo indiscriminato delle automobili per recarsi nei centri commerciali o nelle zone industriali, causando traffico, ingorghi e di conseguenza innalzamento della CO2, delle polveri sottili e delle malattie respiratorie ad esse associate. 

Oggi si aggiungono una serie di eventi (3×2, fuori tutto, sconti fino al 50%, e chi più ne ha più ne metta) che durano tutto il mese di novembre, trasformandolo nel mese nero non solo per i portafogli, ma soprattutto per l’ambiente. 

L’acquisto compulsivo, sia esso perpetrato nel mese di novembre o meno, è sempre un male per l’ambiente.

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Una scelta più ponderata nei nostri acquisti causerà un beneficio maggiore all’ambiente, alle nostre tasche, alla serenità personale e non da ultimo alla nostra casa.

Sembra che la chiave di tutto possa essere comprare meno e comprare meglio.

  • Comprare meno per far lavorare meno le fabbriche e quindi meno oggetti trasportati;
  • Comprare meno per ritrovare il gusto del fare le cose a mano;
  • Comprare meno per liberare la casa da ninnoli e cianfrusaglie che raccolgono polvere;
  • Comprare oggetti “analogici” per avere anche un risparmio economico.

Novembre però non è solo il mese del Black Friday: il 21 novembre è infatti anche la giornata mondiale dell’albero.

Sarebbe bello se tutti insieme trasformassimo il Black Friday nel Green Friday: i soldi che avremmo destinato agli acquisti, li dirottassimo verso la piantumazione di nuovi alberi per la creazione di nuovi boschi.

Poiché è con la loro creazione che forse potremmo salvare noi e le altre specie viventi di questo pianeta. 

Quindi oggi più che mai dobbiamo essere artigiani per l’ambiente.

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A presto.
Francesco

Compleanno plastic free?

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Hai mai pensato di festeggiare un compleanno plastic free?

Sicuramente in vita tua avrai partecipato a cene di compleanno in cui piatti e bicchieri di plastica monouso la facevano da padroni sul tavolo imbandito a festa…

Ma facciamo un passo indietro.

Oggi la plastica viene additata come uno dei mali assoluti.

È anche per questo motivo che nel corso del tempo si è alimentato tutto il chiacchiericcio attorno al concetto di plastic free…

Ma più diciamo che non la vogliamo, più al supermercato gli scaffali ne sono pieni.

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Non è però sempre stata il male, anzi. 

È il 1870, i fratelli Hyatt vogliono sostituire l’avorio, estratto dalle zanne di elefanti uscissi,  con un altro materiale.

Seguendo gli studi di Parkes avvenuti 10 anni prima quando creò la Parkesine (più nota poi come Xylonite), brevettano la celluloide.

In altre parole la plastica nasce per salvare gli elefanti, quindi la sua nascita derivava da motivi ambientalisti! 

Come sempre accade però è come noi uomini scegliamo di usare le nuove invenzioni che cambia il modo di viverle; perché niente nasce sbagliato o per provocare il male.

Barbascura X, in un suo video,  ironicamente parlando della plastica, asseriva che era logico usare un materiale incorruttibile per cannucce usa e getta, così da restare a sempiterna memoria di quella bevanda. 

Per chi ancora non lo sapesse la plastica impiega circa 1000 anni a decomporsi e questo porta a farci riflettere che tutta la plastica prodotta nella storia è ancora presente sul nostro pianeta. 

Di per sé la plastica è un materiale molto utile, che va però usato in maniera intelligente. 

Di conseguenza dovremmo arrivare ad abolirlo completamente ed immediatamente nella declinazione usa e getta, e tra queste si intende anche negli imballi di liquidi o di prodotti alimentari. 

L’esempio più comune per un utilizzo indiscriminato di prodotti plastici usa e getta sono le feste di compleanno. 

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Ma è possibile farne senza plastica? Un intero compleanno plastic free?

Con un po’ di impegno sì!

Grazie al D.Lgs n. 196/2021 che, in attuazione della Direttiva (UE) n. 2019/904 vieta alcuni tipi di plastica monouso: oggi piatti, bicchieri e posate sono divenuti compostabili.

Possiamo facilmente reperirne di questi tipi negli scaffali dei supermercati o dei discount, a differenza di qualche anno fa dove esistevano solo quelle in pura plastica incorruttibile.

Questi oggetti possono essere comodamente gettati nel sacchetto dei rifiuti organici assieme agli avanzi di cibo. 

Se però ciò che vogliamo è essere il più possibile “eco friendly” e “plastic free”… Ecco allora che la scelta sarà per materiali lavabili in lavastoviglie.

A casa ho ad esempio dei piattini da dolce in acciaio. Ciò non significa che li usiamo ad ogni festa che organizziamo al parco, preferendo il più delle volte la comodità, orientandoci verso la scelta delle vettovaglie compostabili. 

Una piccola attenzione: biodegradabile non significa necessariamente compostabile, quindi attenzione in linea generale a preferire questi ultimi per un compleanno plastic free!

Anche le decorazioni hanno la loro importanza.

A me piace lo stile rustico e country, motivo per cui i festoni che abbiamo sono riutilizzabili ed in juta. I palloncini ora si trovano biodegradabili: scegli questi se proprio non si può farne a meno.

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Ma una raccomandazione: evita l’elio per gonfiarli e comunque rimuovi ogni residuo qualora si rompano.

Sono infatti molto pericolosi per la fauna in quanto scambiati per cibo; possono causare occlusione intestinale e morte, anche usando quelli biodegradabili. 

La vera scelta difficile per avere un compleanno plastic free sarà sui cibi e le bevande.

Se i primi possono essere preparati in casa seguendo le dovute norme igienico-sanitarie, per le seconde si possono preferire succhi di frutta, caraffe con l’acqua e barilotti di birra da 5 litri (in genere molto apprezzati dai papà).

La coca cola in vetro ha oggettivamente un costo troppo elevato, e se proprio non vogliamo rinunciarci esistono oggi le lattine in alluminio da 0,5 litri.

L’alluminio è il materiale con il più alto tasso di riciclabilità tra tutti i materiali: di esso può essere rigenerato il 100% e all’infinito.

Ma perché consiglio il barile da 5 litri o le lattine da 0,5?

Perché l’ottica è sempre quella di produrre meno rifiuti possibile: una lattina da 0,5 ha un peso inferiore di 2 da 0,33 e comunque si impiegherà meno energia e meno acqua per la sua produzione (e smaltimento). 

Infine… Anche un compleanno plastic free non si può festeggiare senza torta, quindi: comprala!

Già, hai letto bene.

Non farla a casa, ma supporta le piccole pasticcerie se puoi.

Se proprio vuoi cimentarti con le tue mani, vai nei piccoli forni di quartiere a fatti preparare la base che poi farcirai a tuo piacimento e gusto. 

Con questi accorgimenti farai una grande figura, lascerai i tuoi ospiti a bocca aperta e festeggerai ogni evento in armonia con la nostra povera madre terra…

Anche in questo caso sarai un artigiano per l’ambiente!

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A presto.
Francesco

Non c’è tempo da perdere

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Non c’è tempo da perdere è una riflessione sul valore del tempo oggi, in relazione allo stile di vita e alle possibili soluzioni da adottare. Per la Terra. Per noi stessi.

Qualche giorno fa è uscito il mio primo articolo per il blog Bosco che Ulula. Lo hai letto?

Si parlava della crisi climatica e dell’ipocrisia dell’uomo comune.

In quell’articolo affermavo che il cambiamento climatico – a differenza del pensiero generale – non è qualcosa per cui incolpare i “potenti” della terra.

Non sono solamente loro a dover fare qualcosa, ma è responsabilità di tutti noi agire per evitare il peggio. Possiamo farlo attraverso le scelte quotidiane, fino a modificare l’andamento dei mercati e ribaltare un risultato che sembra ormai scontato. 

Ti sembra impossibile?
Allora questo secondo articolo è proprio per te.

Inizio allora con un concetto che a me sta molto a cuore e che poi ti spiegherò nel dettaglio:

La vita frenetica che viviamo non ci consente le perdite di tempo.

Quante volte controlli l’orologio durante il giorno?
Quante volte sei di corsa, in lotta contro le scadenze?

È il tempo la radice dei nostri problemi.

Siamo arrivati al punto di dover delegare ad altri le scelte che facciamo, a partire dalla preparazione dei cibi che mangiamo.

O dei vestiti che indossiamo.

O dei saponi che utilizziamo per lavare vestiti e stoviglie.

“Francesco non ti seguo: mi stai dicendo che dovremmo tornare nell’800 a quando si andava al fiume con la cesta dei panni e la lisciva di cenere per lavarli?”

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Beh, sicuramente in quel periodo l’inquinamento era ridotto e l’uomo viveva ancora in armonia con la terra. 

Ma non è questo il punto, sarebbe anacronistico un ragionamento del genere, oltre che fuori luogo in questo momento!

Tornare così indietro nel tempo è impossibile, ma le scelte che oggi facciamo devono essere ponderate, per non lasciare cicatrici sul volto del nostro pianeta.

Foto sopra: Lavandaie al Tevere nei pressi del Molino della Torre di Pretola: Leone Caterini (1886-1913). Lastra fotografica riproduzione digitale su concessione dell’Archivio Moretti Caselli di Perugia.

Se è vero che una persona non fa la differenza, è anche vero che è sempre una persona che inizia a fare la differenza. 

Partendo da questo concetto il mondo non lo si vedrà più come destinato a scomparire sotto le ferite che gli abbiamo inferto. Un lieto fine è possibile.

Un possibile cambiamento, una possibile rinascita. 

Certo, c’è molto da… Fare!

Noi stessi, in primis.

Imparare la cultura del fare.

Anzi, per meglio dire, tornare alla cultura del fare

Perché il tempo di cui parlavo sopra, abbiamo deciso di perderlo ad un costo. Abbiamo dato un prezzo al tempo e quel prezzo è stato pagato dall’ambiente. 

Oggi è nostro dovere riscattare e provare a rimediare a ciò che abbiamo causato.

In che modo?

Non certo facendo un bonifico alla madre Terra.

Partiamo dalle scelte consapevoli che facciamo tra gli scaffali del supermercato.

Abbiamo l’obbligo morale di fare determinate scelte: non scegliendo più il prodotto ECOnomico, ma quello più ECOlogico.

Eventi Ecologia Domestica

A tal proposito, ti invito il 10 novembre 2022 nel locale Zucchero a Velò di Ancona, in una serata dedicata proprio a questo argomento, trovi qui sotto la locandina con tutte le informazioni necessarie a partecipare!

Tornano gli Aperitivi Nel Bosco!

Tema del giorno: Ecologia domestica.

Un’ora di chiacchiere per la Terra attorno a tematiche di risparmio energetico, economia circolare e attenzione all’ambiente: con consigli e tips che potrete mettere in campo voi stessi nella vita di tutti i giorni!

L’evento richiede un contributo di 5€ per sostenere le nostre attività, la consumazione è alla carta.

E solo gradualmente riacquisteremo il tempo perso.

Quel tempo dedicato alla cura della famiglia, della casa, di se stessi, perché la prima cura per noi stessi risiede nel cibo, biologico ecologico e sociale.

Coltivato rispettando l’ambiente, e rispettare l’ambiente significa rispettare le persone, rispettare il proprio organismo e la propria salute. 

Provate a fare anche voi questo semplicissimo test: 

Comprate tre ceppi di insalata: un ceppo dal contadino, un ceppo da agricoltura biologica e uno in un centro della grande distribuzione. 

Diciamo che il primo appassirà in pochi giorni, il secondo in qualche giorno e il terzo forse lo farà in un futuro prossimo. 

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La natura, come noi, è destinata ad appassire. I nostri avi questo lo sapevano, ma oggi cerchiamo invano l’eterna giovinezza anche nei cibi. 

E così, seguendo questo concetto, anche l’insalata deve essere sempreverde.

Perché ho tempo (ancora una volta torna questa parola) di fare la spesa solamente una volta la settimana, e quindi deve durare 7 giorni in una scatola altamente energivora che produce freddo (sì, parlo del frigorifero)

Usando queste parole così forti, non voglio dire di dismettere tutti i frigoriferi e conservare il cibo sotto sale, sarebbe assurdo.

L’intento è di ragionare su cosa essi sono e non dare nulla per scontato; questo può aiutarci a usarli in modo razionale e consapevole (altra parola che amo molto: consapevolezza).

La consapevolezza è ciò che ci porta a fare scelte ponderate.

La scorsa estate durante uno degli eventi che abbiamo organizzato ho parlato degli spazzolini in bambù.

Essi sono per la stragrande maggioranza prodotti in Cina e vengono distribuiti in tutto il mondo attraverso container trasportati in navi e camion altamente inquinanti.

Uno spazzolino classico può essere prodotto in Italia limitando il trasporto!

La vita di entrambi i prodotti è di circa 3 mesi, e poi verranno gettati nell’immondizia.

Mentre il primo in bambù, privato delle setole, verrà differenziato nel bidone dell’organico, il secondo troverà posto nell’indifferenziata.

Tra 20 anni del primo resteranno solamente le setole, mentre il secondo potrebbe essere potenzialmente riusato dai nostri nipoti, tale e quale a come lo avevamo buttato via.

Aprire la mente sul concetto di sostenibilità significa non lasciare, o almeno limitare, segni del nostro passaggio sulla terra.

Questo è ciò che ci viene richiesto. 

Nella speranza che anche i trasporti si adeguino a queste scelte e magari si ritorni a apprezzare ed acquistare i prodotti locali (dal cibo al vestiario, riscoprendo la lana, il lino o perché no la canapa) e a km0.

Al termine di questo secondo articolo il mio augurio è di ritrovarti in queste pagine e nei miei pensieri. O di averti spinto ad una sincera riflessione.

Dal prossimo articolo cercheremo di offrirti consigli quotidiani, anche straordinari, su temi come:

•Trasporti e viaggi;
•Casa e rifiuti;
•Energia;
•Foreste e natura;
•Acquisti consapevoli;
•Cibo e ricette.

Il cambiamento è nelle nostre mani. 

Stay connected!

A presto.

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