Cellulari: che passione!

cellulari

5110.

Non sto scrivendo numeri così, casualmente.

Ai più non dirà nulla questa serie di cifre; ma se ad essi unisco il nome di un brand – per l’esattezza NOKIA – e ti dicessi che si parla di cellulari: le cose potrebbero cambiare. 

Non è vero?

Nokia 5110

Era il 1998 (mia madre me lo avrebbe acquistato l’anno successivo) e gli adolescenti scoprivano il NOKIA 5110: primo tra i cellulari ad avere suonerie personalizzabili, giochi (tra cui il leggendario Snake) e con la cover anteriore intercambiabile!

cellulari

Ad esso farà seguito il Nokia 3310, vero e proprio boom, precursore di meme sulla sua indistruttibilità e fattezza.

A differenza del suo predecessore, di questo potevamo rimuovere sia la parte frontale che quella posteriore, dando il via al business delle cover per cellulari.

Bancarelle in tutto il mondo piene di migliaia di cover per i cellulari Nokia 3310. In alcuni paesi se ne vedono ancora!

Un fenomeno globale ed immenso.

Tutti avevano quel cellulare e tutti avevano almeno 2 cover da inter cambiare a seconda del momento, della situazione o del sentment. 

Lui è stato il primo di un fenomeno che ci riguarda tutti, poiché ogni smartphone oggi ha una custodia o copertura per proteggerlo e magari allungargli la vita.

Ma torniamo indietro: che fine hanno fatto le cover dei cellulari 3310 invendute?

Oggi esse sono diventate rifiuto, tra l’altro di plastica, quando la cultura del riciclo non era ancora entrata nelle nostre vite e la sostenibilità non era ancora sulla bocca di tutti.

Lo stesso destino è riservato anche oggi a tutte quelle cover o quegli accessori che si inseriscono in uno specifico modello di cellulare. Molto spesso in silicone o plastica.

E quindi… La scelta migliore è forse tornare ad utilizzare piccioni viaggiatori al posto dei cellulari?

Ovviamente scherzo!

Anche perché (piccola nota per i più curiosi) il piccione non invia messaggi, ma solo risposte.

Questo perché lui, semplicemente, ritorna a casa.

Il che significa che deve essere obbligatoriamente portato a mano dalla persona a cui poniamo la domanda, per ricevere risposta.

Curioso eh, lo sapevi già?

Torniamo ai nostri amati cellulari però…

Una scelta maggiormente consapevole quando si scelgono nuovi cellulari (o smartphone per essere in linea col periodo) è doverosa.

Un cambio compulsivo, dettato dall’uscita di un nuovo modello, è altamente deleterio per l’ambiente. Specialmente quando la sostituzione del dispositivo non è necessaria!

Così come deleterio è il suo incorretto smaltimento.

Prima di essere buttato, andrebbe portato in assistenza e verificato se non sia possibile ricondizionarlo.

Un’altra possibilità – un po’ più sostenibile – è proprio quella di scegliere un cellulare usato.

Molti rappresentanti li cambiano spesso per lavoro perché regalati dalle case madri e a volte quei telefoni hanno ancora ottime prestazioni.

Spesso hanno anche pochi mesi di vita (il mio ad esempio ha subìto esattamente questa sorte).

Tra le tante storie che ogni giorno ci scorrono davanti sugli schermi dei nostri telefoni però, qualche tempo fa girava sui social la foto di Sadio Manè, giocatore del Liverpool, con lo schermo del telefono rotto.

Mane

Alcuni potrebbero pensare che si fosse rotto quella giornata, invece per Sadio c’è una motivazione economica dietro questa scelta impopolare.

Ovviamente con il suo ingaggio può permetterselo l’acquisto di un nuovo telefono, ma a precisa domanda da parte di un giornalista la sua risposta mi è particolarmente piaciuta!

“Perché dovrei cambiare il telefono? Se volessi potrei comprare 10 Ferrari, 20 Rolex o due aerei privati, ma per fare cosa? Sono sopravvissuto alle guerre, alle carestie, alla fame nera, ho giocato a calcio a piedi nudi, non ho studiato, ma oggi grazie a quello che guadagno dal calcio posso aiutare la mia gente.”

“Non è necessario sfoggiare un bel cellulare di nuova generazione, un rolex d’oro, un auto di lusso, ville di lusso e viaggi in jet privati.

Preferisco che la mia gente riceva un po’ di ciò che la vita mi ha dato.”

Siamo certi che mettere in moto il circuito del “DONO” abbia effetti benefici in ogni direzione, anche se la motivazione con cui nasce era ben altra. 

La consapevolezza nelle scelte di Sadio Manè, ci dovrebbe far riflettere.

Voglio infine lasciarti un compito come genitore, o come zio o cugino: costruisci un telefono per i piccoli della tua famiglia.

Non comprarli finti ed in plastica nelle bancarelle.

Non c’è bisogno che suoni o parli e simuli in ogni sua funzione lo smartphone che ognuno di noi custodisce gelosamente.

Ai bambini interessa imitare (attenzione che potrebbe uscire fuori un’imitazione che non ci piace o che ci fa paura di noi stessi).

I più bravi potrebbero cimentarsi a farlo in legno, altri in cartone (che con tutti i pacchi che riceviamo potrebbe essere un buon esercizio di reciclo), con il pongo o il DAS.

Puoi costruire uno smartphone, un vecchio cellulare a conchiglia o uno dei primi modelli del ‘900 a parete… Insomma chi più ne ha più ne metta, di fantasia!

Questo è quello che hanno i miei figli, è realizzato in cartone e ad onor del vero non l’ho fatto neanche io, ma è stato un regalo durante il lockdown della nostra vicina (grazie Sara!).

Ora però rimbocchiamoci le mani: posta le foto del tuo lavoro su Facebook o Instagram e taggaci nelle stories (ci trovi come @boscocheulula in entrambi i social).

Così potrai dire anche tu di essere artigiano per l’ambiente.

Grazie per aver letto fin qui, se hai apprezzato il contenuto e vuoi rimanere informato sulle nostre iniziative ed attività: iscriviti alla newsletter!

Stay connected!

A presto.
Francesco

Plastica da supermercato (contiene una ricetta!)

plastica monouso

Facciamo un gioco: entra (anche solo con la fantasia) in un qualsiasi supermercato e inizia a contare quanti prodotti confezionati con la plastica ci sono.

Il numero che viene fuori è ovviamente enorme.

Moltiplica quel numero per i supermercati presenti nella vostra città, per quelli nella vostra regione, per quelli in Italia…

Solo allora – forse – riusciremmo ad avere un’idea di quanto la plastica sia presente ed impattante. 

Ma prima come si faceva?

Semplice.

L’industria era minoritaria, l’artigianato la faceva da padrona e non si conservava nulla: ciò che si produceva si consumava

plastica monouso

A tal proposito, ho da poco scoperto la lodevole iniziativa di Ludovica Camozzi e Ylenia Bitetti che nel quartiere Nolo a Milano hanno aperto una pasticceria in cui non hanno l’esposizione del bancone, o perlomeno, esso è molto minimalista. 

«Le vetrine opulente del passato sono uno schiaffo alla sostenibilità, è il momento di compiere scelte responsabili, di combattere al massimo gli sprechi».

Ecco uno dei tanti articoli che ne parla, per approfondire: CLICCA QUI

Ma torniamo al nostro supermercato.

Appena si entra, ad accoglierci, ci sono frutta e verdura.
Per portarle a casa dobbiamo imbustarle e, spesso, pesarle.

Fino al 1 gennaio 2018 questi erano in plastica; dopo una discussa legge fatta dall’allora governo Renzi, in attuazione di una circolare dell’unione europea del 2015, ora sono in materiale biodegradabile

È stata fatta una legge sui sacchetti, ma non sui guanti in plastica con cui prendere i vegetali, che continuano ad essere monouso! 

La cosa che fa arrabbiare è l’esistenza dei sacchetti ad hoc, ma in cotone.

Io stesso li ho comprati anni fa e da allora non sono riuscito ad utilizzarli per motivi igienici, secondo il Ministero della sanità italiano, quando da altre parti in Europa essi sono ammessi.

Sono sacchetti in cotone non sbiancato, lavabili e riutilizzabili in cui un’etichetta rivela il loro peso (in grammi e in once) per poter inserire la tara manualmente nelle apposite macchinette dei supermercati.

In altre parole, se tutti noi potessimo adottare questo comportamento, questo significherebbe una sola cosa: niente più sacchetti usa e getta in plastica.

sacchetti cotone

Se poi prendiamo il buono che la pandemia da Covid-19 ci ha lasciato, ovvero l’aver imparato la corretta igiene delle mani attraverso la sanificazione con i gel (anche questi oggi di facile reperimento), potremmo tranquillamente fare a meno anche dei guanti!

I più attenti diranno che comunque i flaconi dei gel sono in plastica – e avrebbero ragione – ma non si tiene conto della riciclabilità e del fatto che quel gel non debba essere per forza inserito in contenitori in PET.

Esiste infatti un materiale molto antico, riutilizzabile e riciclabile: il vetro

Ricordo quando nel 2008, in Kenya, facevo difficoltà a reperire la birra.

Ogni tanto la signora che lavorava nel chiosco fuori dalla missione dove facevo il volontario me la riusciva a trovare ad una condizione: il vuoto a rendere.

Con lei avevo un accordo: le riportavo le bottiglie in vetro una volta terminate. Semplice.

In giro nei bar, la coca cola andava bevuta al bancone – o tavolino – e la bottiglia riconsegnata all’esercente.

Te lo dico: le prime volte mi sono trovato davvero spiazzato!

Una nazione africana che nel riciclo del vetro era anni avanti. 

Molto spesso bisogna guardare al passato per salvare il futuro: questa è una di quelle azioni da portare avanti.

Del mio stesso parere è il birrificio Peroni che ha ripreso a produrre dal 2019 birra in bottiglie multiuso con vuoto a rendere!

Ad onor del vero, per ora solo nello stabilimento di Bari e solo per la distribuzione in bar, circoli e ristoranti delle provincie di Bari e Taranto, ma si spera che l’esempio possa essere seguito da tutti, specialmente da quei micro birrifici sparsi nel nostro territorio.

Restando sempre in tema di bottiglie di vetro, trovo molto utili quelle dell’olio con tappo meccanico, poiché dopo l’utilizzo dell’olio (spesso anche buono) esse possono essere riutilizzate come contenitori per fluidi.

Il più scontato è l’utilizzo per l’acqua a tavolo, ma può essere utilizzato anche liquori (fatti in casa, che a me piace tanto anche produrre).

Il più famoso tra i liquori e facilmente riproducibili home made è senz’altro il caffè sport Borghetti, ad Ancona è un must!

caffè borghetti

Eccoti quindi una breve ricetta per riproporlo a casa:

1. Prepara mezzo litro di caffè e sciogli al suo interno 300g di zucchero. 

2. Una volta raffreddato unisci 300ml di alcool per alimenti.

3. Lascia riposare qualche giorno al buio.

Passato questo periodo di affinamento ti consiglio di berlo ghiacciato, o con un cubetto di ghiaccio all’interno, a seconda dei tuoi gusti. 

Vista la facilità e la velocità, perché non usarlo come regalo di Natale?

Aspettando le vostre foto di come riuscirà il vostro liquore al caffè, vi lascerei con una frase di Federico Moccia, fondatore di GeoPop

Bisogna passare da un pensiero usa e getta ad un pensiero circolare.

Sempre nell’ottica di essere artigianalmente per l’ambiente!

Grazie per aver letto fin qui, se hai apprezzato il contenuto e vuoi rimanere informato sulle nostre iniziative ed attività: iscriviti alla newsletter!

Stay connected!

A presto.
Francesco

Acquisti di Natale sostenibili! (contiene una ricetta)

acquisti-di-natale

Luminarie, il freddo (si spera), giocattoli in tutti i negozi, profumo di dolci e quel calore che ti entra dentro: il periodo di Natale è senz’altro il mio preferito dell’anno

In questo articolo ti parlerò di Natale e di… Acquisti di Natale sostenibili!

Non troverai una lista della spesa per gli acquisti consapevoli e sostenibili, ma una riflessione sul senso del Natale e di come potrai aggiungere un tocco di personalizzazione alle tue festività…

Ma torniamo per un attimo a questo periodo dell’anno: la magia nell’aria e tutto si colora.

Ogni anno però, quest’aria arriva sempre prima, non è così?!

Ormai i negozi a metà ottobre iniziano a vendere le decorazioni di Natale..!

È chiaro che ogni anno dobbiamo decorare casa secondo la moda del momento – perché sì – anche nella decorazione di casa è arrivata la moda

acquisti-di-natale

Un tempo dalle mie parti si aspettava l’8 dicembre per preparare albero e presepe…

Presepe che, ogni anno, era sempre lo stesso e solo le sapienti mani del papà riuscivano a rinnovare di volta in volta facendolo rimanere sempre lo stesso alla vista.

Così come l’albero, rigorosamente vero abete di montagna, che quando si smontava dopo un mese, era ormai senza aghi.

Ogni anno poi presentava sempre qualche pallina in meno, poiché estremamente fragili: prese in mano da bambini succedeva sempre che qualcuna si rompeva. 

La moda è apparsa con gli alberi sintetici.

Prima verdi,  poi bianchi, poi di nuovo verdi ma con fattezze perfette che, se inseriti in un vaso, si farebbe difficoltà a capire fossero veri o finti.

Infine di nuovo bianco e – lo scorso anno -verde (ma innevato).

Tutto questo mi porta ad una prima riflessione…

Ci stanchiamo presto delle cose e questo ci porta ad un continuo cambio, anche se potremmo riutilizzarle. 

Il mio albero ad esempio è sintetico.

Comprato negli anni ’90 (forse 1994 ), ma ancora in gran forma.

Certo non sembra vero, ma perché gettarlo se ancora assolve al suo scopo?

Oggi probabilmente, se dovessi acquistarne un altro, mi orienterei per uno vero con le radici, posizionandolo il più possibile lontano da termosifoni e magari vicino ad una finestra.

La speranza è che possa essere piantato di nuovo dopo il 7 gennaio e crescere dopo avermi regalato un mese o poco più di calore e profumi (sì: l’albero vero profuma). 

Ogni anno poi, anch’io addobbo casa.

Ho preso l’abitudine di farlo l’ultima domenica di novembre, così il primo dicembre è già tutto pronto per appendere ed inaugurare il calendario dell’Avvento.

Ho però trovato l’abitudine di decorare casa con materiali di recupero.

Ad esempio: per il presepio la capanna l’ho fatta con il legno di una cassetta della frutta recuperata al mercato…

Se ad un barattolo di vetro invece si mette un fiocco attorno ed una candela di quelle larghe all’interno… Si può avere un semplice centrotavola: originale, di effetto e… Sostenibile!

Di cose da fare ce ne sono un’infinità, basta un po’ di creatività e voglia di mettersi in gioco.

Lo sapevi che anche il panettone può essere fatto in casa?

acquisti-di-natale-panettone

Questa è la mia ricetta per un panettone soffice, ma più “panoso” (passami il termine). 

Ingredienti:

• 500g farina 0

• 150g acqua 

• 100g burro

• 100g zucchero bianco

• 2 uova

• 1 tuorlo

• 12g di lievito fresco

• 100g uvetta

(Dei canditi non ne vado matto e non li metto, ma tu puoi in ogni caso inserirli… Ti dirò io quando seguendo la ricetta che ho lasciato scritta qui sotto)

Procedimento:

Fai sciogliere il lievito nell’acqua.

Sbatti in un recipiente le uova e il tuorlo, aggiungendo lo zucchero e il burro.  

Unisci quindi farina e acqua con il lievito al resto degli ingredienti e mescola.

Lascia lievitare l’impasto ALMENO 4 ore.

Unisci l’uvetta, mescola e lascia lievitare altre 4 ore. 

Rimpasta e metti in uno stampo, lasciandolo riposare altre 4 ore.

Questa è un’operazione da ripetere altre 3 volte. Può lievitare per più tempo ovviamente. 

Sarò sincero: io non lo imburro lo stampo, ma uso la carta forno (biodegradabile e compostabile).

Taglia ora la cupola formando una croce e su ogni quarto inserisci un po’ di burro freddo.

Inforna a 160° per 50/60 minuti.

Attenzione alla cottura interna: a volte può essere troppo cotto sopra e crudo all’interno!

In questo caso coprire la parte sopra con dell’alluminio e portare il calore solo nella parte inferiore.

Questa ricetta è molto ambientalista e consapevole.

Al suo interno c’è amore, ci sono prodotti del territorio che potrebbero essere usati quelli a km0, c’è il lavoro manuale e soprattutto c’è il tempo, la pazienza, il saper attendere.

Mi raccomando, vogliamo vedere il tuo risultato percui: posta una foto sui social e taggaci nel caso provassi a replicare questa ricetta… Ci trovi su Instagram e Facebook!

Non ho però ancora parlato della questione più annosa del Natale: i regali. 

Siamo arrivati dunque e finalmente alla parte che tanto aspettavi:
i consigli per gli acquisti di Natale!

A discapito di tutto ti dico: riempi l’albero di regali!

acquisti-di-natale-albero

Per una volta ti esorto a comprare: pensa un po’!?.

Ma non comprare oggetti da quei negozi “tutto ad 1€“, organizzati per tempo e fai regali acquistati dagli enti del terzo settore.

Fai regali solidali o donazioni.

Puoi acquistare davvero di tutto e quel regalo avrà un gusto maggiore.

Oppure puoi donare…

Un anno ricordo che per natale comprammo una capra!!

Proprio così: ai nostri amici e parenti regalammo una capra per il presepio con un bigliettino che spiegava che i soldi che avremmo speso per i loro regali, erano finiti in Africa per acquistare una capra vera ed aiutare la popolazione locale.

Se sei più sensibile al tema della carenza d’acqua e la siccità… Puoi donare ad un ente che si occupa di realizzare pozzi d’acqua potabile e regalare a tutti una bottiglia d’acqua a mo’ di simbolo.

Ti puoi davvero sbizzarrire con le idee, e il successo è assicurato!

Se invece vorrai fare un regalo ai miei figli, ti chiedo di piantare un albero.

Noi di Bosco Che Ulula abbiamo i nostri canali di riforestazione e saremo ben lieti di piantare un nuovo bosco assieme a voi, ma per noi l’importante è che il mondo ritrovi presto i vecchi equilibri.

Se sei juventino, per esempio, puoi rivolgerti a One Tree Planted: loro piantano 200 alberi ogni goal che segna la squadra bianconera…

Non ci offendiamo di certo!

Se hai un terreno o conosci chi ne ha uno, puoi piantarlo tu stesso: aiutando anche il Fondo Forestale Italiano, Rete Clima o chi vuoi tu… l’importante e rinverdiamo il mondo, perché viviamo tutti nello stesso pianeta blu. 

Sempre a comunque artigianalmente per l’ambiente e… BUON NATALE!

Grazie per aver letto fin qui, se hai apprezzato il contenuto e vuoi rimanere informato sulle nostre iniziative ed attività: iscriviti alla newsletter!

Stay connected!

A presto.
Francesco

Imballaggi monouso

imballi monouso

Qualche giorno fa ho partecipato con interesse al convegno “Imballaggi monouso: le iniziative concrete per un presente sostenibile” promosso da ATA Rifiuti con il patrocinio della Regione Marche

Relatori di rilievo provenienti dal mondo politico, scientifico e associativo si sono susseguiti per parlare di uno dei temi che a noi del Bosco che Ulula sta più a cuore: la riduzione del packaging

Ad aprire le danze, il “padrone di casa” prof. Rigoli Francesco, direttore del dipartimento di Scienze della vita e dell’ambiente dell’UNIVPM.

Nel suo intervento si è parlato di come le antropomasse nel giro di pochi decenni abbiano equiparato le biomasse.

Per l’esattezza,  l’insieme degli oggetti creati dall’uomo (strade, plastica, edifici) ha raddoppiato ogni 20 anni nell’ultimo secolo, superando il totale degli elementi naturali nel 2020.

Non a caso l’era in cui stiamo vivendo inizia ad essere definita antropocele.

A seguito l’assessore all’ambiente del comune di Ancona, Michele Polenta, ha raccontato che il comune sta mettendo in campo delle scelte importanti in ambito ambientale.

Si è visto, anche dal Conero Clean Day (evento a cui abbiamo partecipato), come le nostre spiagge siano invase dalle cassette di polistirolo utilizzate per la pesca.

cassette poliestere

Preso atto di ciò, l’intento è quello di sostituirle con quelle riutilizzabili.

Inoltre l’amministrazione locale vorrà porre l’attenzione sulla qualità dell’acqua pubblica e l’inutilità dell’utilizzo delle bottiglie in plastica. 

Dopo il comune ad intervenire e stata la Regione con il direttore Ing. Sbriscia Massimo, che ha ricordato di come sia evoluta la questione rifiuti negli ultimi anni, passando da rifiuti che erano solo organici a una quantità pro capite importante.

Circa 500 kg all’anno, ne parleremo presto in un futuro articolo, stay tuned!

Alla fine l’unica regola per prevenire il rifiuto è quella di non fare rifiuti.

L’ing. Sbriscia ha inoltre sottolineato l’importanza di un passaggio culturale: dopo anni in cui l’economia ci diceva che eravamo in crescita solo se producevamo in gran quantità – e poco importava se per la maggior parte erano oggetti monouso – oggi sappiamo che dobbiamo passare dalla cultura usa e getta ad una economia di tipo circolare (cit. dott. Andrea Moccia, GeoPop).

imballi monouso

La Regione Marche in questo si è già mobilitata redigendo le linee guida per gli Ecoeventi e stipulando i Centri del Riuso, altro tema a noi molto caro vista la nostra intenzione di ampliare il ventaglio di offerte in tema di economia circolare attraverso la rigenerazione di mobili non più in buono stato o passati di moda.

Oggi si può dire che i centri del riuso regionali hanno una valenza di sostenibilità ambientale, sociale ed economica. 

Matteo Giantomassi di ATA crede come noi che l’unica soluzione sia nel cambio di comportamento e auspica la possibilità di fare Rete.

La prof.ssa Gorbi Stefania, docente di biologia applicata presso l’UNIVPM, nelle sue attività di ricerca sul campo ha potuto vedere con i suoi occhi quante micro plastiche siano presenti nella fauna marina.

Principalmente di origine petrolifera (come il PET o il polietilene), ma anche di bio plastiche.

Questo perché solo in determinate condizioni di temperatura ed umidità controllate queste si tramuteranno in fertilizzante: in acqua la loro vita sarà decisamente più longeva. Non si deterioreranno così facilmente. 

Legambiente nella figura del suo presidente Ciarulli Marco ha esposto i dati in suo possesso dove si evince una percentuale sopra il 70% di rifiuti riciclati: a suo parere un ottimo risultato che ci deve far ambire ad un ampio margine di miglioramento.

Infine l’iniziativa LIBERA LA SPESA:

Questo progetto ha trovato il plauso della camera di commercio delle Marche, Confesercenti, Confcommercio e Coldiretti che assieme al magnifico rettore dell’università hanno firmato un protocollo d’intesa. 

C’è un’unica, grande, nota dolente…

Una nota del Ministero della Sanità del 4 gennaio 2018 (anno di entrata in vigore della legge che stabilisce l’utilizzo di sacchetti in materie organiche per la frutta e verdura non confezionata) sancisce che i sacchetti possono essere portati da casa ma devono obbligatoriamente essere di tipo monouso.

Vi lasciamo un approfondimento al seguente link: https://www.mite.gov.it/comunicati/shopper-ecco-la-circolare-ministeriale-intepretativa

Da parte nostra ci auspichiamo che questa nota possa essere superata il prima possibile.

Inoltre si dovrà superare anche il problema relativo alla tara.

Ogni bilancia dei supermercati è tarata con la tipologia di sacchetto messo a disposizione; un sacchetto di cotone ha un peso maggiore rispetto a quelli biodegradabili monouso.

Io personalmente ho dei sacchetti in cotone per la frutta e la verdura con riportato a lato la tara dello stesso, ma oggi nei supermercati non tutti hanno la possibilità di fare la tara, senza contare che alcuni discount effettuano la pesa in cassa. 

Questo è un esempio di ciò di cui stiamo parlando:

Mentre le Pubbliche Amministrazioni cercano di sbrogliare i nodi di questa matassa burocratica… Noi rimarchiamo il concetto di scegliere, ove possibile, prodotti a ridotto contenuto di imballo.

Il più possibile provenienti dalla propria regione e il meno lavorati possibile: solo così potremmo essere, con le nostre mani, artigiani per l’ambiente. 

Grazie per aver letto fin qui, se hai apprezzato il contenuto e vuoi rimanere informato sulle nostre iniziative ed attività: iscriviti alla newsletter!

Stay connected!

A presto.
Francesco

Deforestazione urbana

deforestazione-urbana-copertina-2

Il termine disboscamento (o deforestazione) indica l’eliminazione della vegetazione arborea in un’area boschiva o forestale ( https://it.m.wikipedia.org/wiki/Diboscamento ).

Parlare di deforestazione urbana non è corretto, ma rende bene l’idea del processo che è in atto. 

Vi racconto una storia tutta anconetana:

Bosco Che Ulula Ancona

Era il 1962 e la famiglia Girombelli creò il marchio Genny con sede ad Ancona e nel ’73 la proposta si allargò con il marchio Byblos.

La loro sede – se sei di Ancona – sarà all’angolo tra via Maggini e via Barilatti.

Passano gli anni, la Genny costruisce una nuova sede nella zona industriale della Baraccola su un terreno agricolo di 3 ettari. 

A settembre del 2000 l’amministrazione del marchio Byblos si trasferisce anch’essa nella sede alla Baraccola e dopo pochi anni il vecchio edificio viene abbattuto.

Nel frattempo la Genny viene acquisita dal gruppo Prada.

Per un po’ di tempo la sede produttiva e gli uffici resteranno ad Ancona, ma poi verranno spostati definitivamente a Milano. 

Perché raccontare questa storia? Che cosa c’entra con gli alberi e la deforestazione? 

La struttura alla Baraccola, che occupa 3 ettari di ex terreno agricolo, risulta ormai abbandonata da anni ed è di difficile riqualificazione.

Al momento quindi ci sono 3 ettari in meno di campi coltivati, di boschi o semplicemente di rovi ed erbe spontanee. 

E in via Maggini?

Come dicevamo poco sopra, l’edificio venne abbattuto e da allora la vegetazione è cresciuta in quei 5000mq di terreno.

Diversi alberi, perlopiù conifere, hanno avuto la meglio sul cemento in oltre 15 anni, come puoi ben vedere dalla gallery qui sotto.

Indisturbati hanno anche assolto al loro compito di purificatori.

Questo fino a fine ottobre 2022 quando l’uomo è entrato in azione. 

Stiamo parlando dell’abbattimento di qualche decina di alberi.

Una deforestazione urbana.

Alberi nati e cresciuti spontaneamente, da semi provenienti chissà da dove, accorsi in soccorso di una via alquanto trafficata. 

Sicuro non saranno loro a fare la differenza per la nostra città, ma indubbiamente qualcosa facevano e oggi noi tutti anconetani ne siamo stati privati. 

Spontanei in terreno privato e di certo non ci aspettiamo che qualcuno pianti nuove essenze al loro posto, ma è nostro compito riflettere su ciò che è stato tolto.

Gli alberi apportano molti benefici, taluni sconosciuti ai più. 

Oltre al più ovvio che è quello di fare ombra e di conseguenza mitigare l’effetto calorifero del terreno, l’albero cattura la CO2 per effettuare la sua fotosintesi.

Ma non è tutto.

Secondo uno studio condotto da un gruppo di ricercatori capitanati dal dott. Ronny Meier della ETH Zürich, nuove foreste fornirebbero nuove precipitazioni.

In altre parole: più alberi piantiamo, più piove. 

deforestazione urbana copertina

Prendendo come esempio la Gran Bretagna: se coprissimo di nuove foreste il 37% della sua superficie in aree che si prestano ad essere riforestate, si avrebbero il 24% di piogge in più durante l’inverno e il 19% in estate. 

Visto l’andamento siccitoso che sta colpendo la nostra Europa, forse sarebbe il caso di pensarci!

Ma se è vero che servono nuove foreste, è altrettanto vero che bisogna tutelare quelle che già ci sono, andando contro i tagli insensati. 

È compito di ognuno di noi contribuire a salvarci, in prima persona chinandosi per piantare o contribuire a chi lo fa al nostro posto.

Evitando la deforestazione urbana.

Noi siamo nati per questo e lo stiamo facendo. Saremmo lieti di tutto l’aiuto che vorrete darci, diventando così anche voi artigiani per l’ambiente.

Grazie per aver letto fin qui, se hai apprezzato il contenuto e vuoi rimanere informato sulle nostre iniziative ed attività: iscriviti alla newsletter!

Stay connected!

A presto.
Francesco

Venerdì nero

venerdì-nero

Il venerdì nero, o Black Friday, è l’evento più consumistico dell’anno.

Quanto di più distante ci sia dalla logica ambientalista e i suoi princìpi.

In questo articolo vogliamo parlare di come sia possibile trasformare da nero al verde questo evento: ci riusciremo? Scoprilo in pochi minuti di lettura.

Venerdì Nero, questa è la traduzione del più importante evento consumistico dell’anno.

O per dirla in inglese: BLACK FRIDAY!

Diciamolo però: di solito il termine “nero” viene associato ad eventi non troppo piacevoli.

Il giovedì nero della caduta di Wall Street, la peste nera che ha terrorizzato il Medioevo in Europa o ancora i secoli oscuri venuti dopo l’epoca classica secondo il Petrarca.

Anche in questo caso il venerdì è nero.

black friday 2

Per chi ancora non lo sapesse, il Black Friday, è il giorno successivo al ringraziamento statunitense che da l’inizio ai saldi natalizi e quindi al periodo di acquisti compulsivi in previsione dei regali.

Vi anticipo già che presto ci sarà un articolo con i consigli per gli acquisti di Natale, stay tuned!

Quest’anno il venerdì nero capita Venerdì 25 novembre.

L’origine del nome, seppur incerta, sembri venga attribuita al traffico venutosi a creare nella città di Philadelphia proprio in concomitanza di quel giorno specifico. 

Perché dunque “dal nero al verde”?

Difficile immaginare uno scenario peggiore per l’ambiente: acquisti compulsivi a basso costo, spesso corrispondenti a bassa qualità, di articoli spesso superflui e non necessari alla nostra quotidianità, che in meno di 12 mesi finiranno in discarica.

L’aggravante dell’utilizzo indiscriminato delle automobili per recarsi nei centri commerciali o nelle zone industriali, causando traffico, ingorghi e di conseguenza innalzamento della CO2, delle polveri sottili e delle malattie respiratorie ad esse associate. 

Oggi si aggiungono una serie di eventi (3×2, fuori tutto, sconti fino al 50%, e chi più ne ha più ne metta) che durano tutto il mese di novembre, trasformandolo nel mese nero non solo per i portafogli, ma soprattutto per l’ambiente. 

L’acquisto compulsivo, sia esso perpetrato nel mese di novembre o meno, è sempre un male per l’ambiente.

venerdì-nero

Una scelta più ponderata nei nostri acquisti causerà un beneficio maggiore all’ambiente, alle nostre tasche, alla serenità personale e non da ultimo alla nostra casa.

Sembra che la chiave di tutto possa essere comprare meno e comprare meglio.

  • Comprare meno per far lavorare meno le fabbriche e quindi meno oggetti trasportati;
  • Comprare meno per ritrovare il gusto del fare le cose a mano;
  • Comprare meno per liberare la casa da ninnoli e cianfrusaglie che raccolgono polvere;
  • Comprare oggetti “analogici” per avere anche un risparmio economico.

Novembre però non è solo il mese del Black Friday: il 21 novembre è infatti anche la giornata mondiale dell’albero.

Sarebbe bello se tutti insieme trasformassimo il Black Friday nel Green Friday: i soldi che avremmo destinato agli acquisti, li dirottassimo verso la piantumazione di nuovi alberi per la creazione di nuovi boschi.

Poiché è con la loro creazione che forse potremmo salvare noi e le altre specie viventi di questo pianeta. 

Quindi oggi più che mai dobbiamo essere artigiani per l’ambiente.

Grazie per aver letto fin qui, se hai apprezzato il contenuto e vuoi rimanere informato sulle nostre iniziative ed attività: iscriviti alla newsletter!

Stay connected!

A presto.
Francesco

Compleanno plastic free?

compleanno-plastic-free

Hai mai pensato di festeggiare un compleanno plastic free?

Sicuramente in vita tua avrai partecipato a cene di compleanno in cui piatti e bicchieri di plastica monouso la facevano da padroni sul tavolo imbandito a festa…

Ma facciamo un passo indietro.

Oggi la plastica viene additata come uno dei mali assoluti.

È anche per questo motivo che nel corso del tempo si è alimentato tutto il chiacchiericcio attorno al concetto di plastic free…

Ma più diciamo che non la vogliamo, più al supermercato gli scaffali ne sono pieni.

compleanno-plastic-free-2

Non è però sempre stata il male, anzi. 

È il 1870, i fratelli Hyatt vogliono sostituire l’avorio, estratto dalle zanne di elefanti uscissi,  con un altro materiale.

Seguendo gli studi di Parkes avvenuti 10 anni prima quando creò la Parkesine (più nota poi come Xylonite), brevettano la celluloide.

In altre parole la plastica nasce per salvare gli elefanti, quindi la sua nascita derivava da motivi ambientalisti! 

Come sempre accade però è come noi uomini scegliamo di usare le nuove invenzioni che cambia il modo di viverle; perché niente nasce sbagliato o per provocare il male.

Barbascura X, in un suo video,  ironicamente parlando della plastica, asseriva che era logico usare un materiale incorruttibile per cannucce usa e getta, così da restare a sempiterna memoria di quella bevanda. 

Per chi ancora non lo sapesse la plastica impiega circa 1000 anni a decomporsi e questo porta a farci riflettere che tutta la plastica prodotta nella storia è ancora presente sul nostro pianeta. 

Di per sé la plastica è un materiale molto utile, che va però usato in maniera intelligente. 

Di conseguenza dovremmo arrivare ad abolirlo completamente ed immediatamente nella declinazione usa e getta, e tra queste si intende anche negli imballi di liquidi o di prodotti alimentari. 

L’esempio più comune per un utilizzo indiscriminato di prodotti plastici usa e getta sono le feste di compleanno. 

compleanno-plastic-free

Ma è possibile farne senza plastica? Un intero compleanno plastic free?

Con un po’ di impegno sì!

Grazie al D.Lgs n. 196/2021 che, in attuazione della Direttiva (UE) n. 2019/904 vieta alcuni tipi di plastica monouso: oggi piatti, bicchieri e posate sono divenuti compostabili.

Possiamo facilmente reperirne di questi tipi negli scaffali dei supermercati o dei discount, a differenza di qualche anno fa dove esistevano solo quelle in pura plastica incorruttibile.

Questi oggetti possono essere comodamente gettati nel sacchetto dei rifiuti organici assieme agli avanzi di cibo. 

Se però ciò che vogliamo è essere il più possibile “eco friendly” e “plastic free”… Ecco allora che la scelta sarà per materiali lavabili in lavastoviglie.

A casa ho ad esempio dei piattini da dolce in acciaio. Ciò non significa che li usiamo ad ogni festa che organizziamo al parco, preferendo il più delle volte la comodità, orientandoci verso la scelta delle vettovaglie compostabili. 

Una piccola attenzione: biodegradabile non significa necessariamente compostabile, quindi attenzione in linea generale a preferire questi ultimi per un compleanno plastic free!

Anche le decorazioni hanno la loro importanza.

A me piace lo stile rustico e country, motivo per cui i festoni che abbiamo sono riutilizzabili ed in juta. I palloncini ora si trovano biodegradabili: scegli questi se proprio non si può farne a meno.

[BCU]_Plastic-free

Ma una raccomandazione: evita l’elio per gonfiarli e comunque rimuovi ogni residuo qualora si rompano.

Sono infatti molto pericolosi per la fauna in quanto scambiati per cibo; possono causare occlusione intestinale e morte, anche usando quelli biodegradabili. 

La vera scelta difficile per avere un compleanno plastic free sarà sui cibi e le bevande.

Se i primi possono essere preparati in casa seguendo le dovute norme igienico-sanitarie, per le seconde si possono preferire succhi di frutta, caraffe con l’acqua e barilotti di birra da 5 litri (in genere molto apprezzati dai papà).

La coca cola in vetro ha oggettivamente un costo troppo elevato, e se proprio non vogliamo rinunciarci esistono oggi le lattine in alluminio da 0,5 litri.

L’alluminio è il materiale con il più alto tasso di riciclabilità tra tutti i materiali: di esso può essere rigenerato il 100% e all’infinito.

Ma perché consiglio il barile da 5 litri o le lattine da 0,5?

Perché l’ottica è sempre quella di produrre meno rifiuti possibile: una lattina da 0,5 ha un peso inferiore di 2 da 0,33 e comunque si impiegherà meno energia e meno acqua per la sua produzione (e smaltimento). 

Infine… Anche un compleanno plastic free non si può festeggiare senza torta, quindi: comprala!

Già, hai letto bene.

Non farla a casa, ma supporta le piccole pasticcerie se puoi.

Se proprio vuoi cimentarti con le tue mani, vai nei piccoli forni di quartiere a fatti preparare la base che poi farcirai a tuo piacimento e gusto. 

Con questi accorgimenti farai una grande figura, lascerai i tuoi ospiti a bocca aperta e festeggerai ogni evento in armonia con la nostra povera madre terra…

Anche in questo caso sarai un artigiano per l’ambiente!

Grazie per aver letto fin qui, se hai apprezzato il contenuto e vuoi rimanere informato sulle nostre iniziative ed attività: iscriviti alla newsletter!

Stay connected!

A presto.
Francesco

La casa 2.0

casa-2.0

Altroché casa 2.0: in principio c’erano le grotte!

Perché i primi uomini lì si rifugiavano dal freddo, dalle intemperie e dai pericoli (tipo animali feroci che volevano mangiarli).

Le grotte sono state la nostra casa per centinaia, se non migliaia, di anni!

casa 2.0 grotte

Da quei tempi il concetto di abitazione ha subito una trasformazione di forma, di stile e soprattutto di tecnologia.

Ma anche non volessimo arrivare all’esempio delle grotte, pensiamo a qualcuno di più vicino a noi nel tempo.

I nostri bisnonni non avevano il bagno né tantomeno il riscaldamento, motivo per cui spesso si sceglieva di scaldare una sola stanza tramite il fuoco e dormire tutti insieme.

A tal proposito –  visto il periodo – consiglio di vedere “Natale in casa Cupiello” con Sergio Castellitto: nel film vengono ben rappresentate queste dinamiche di una famiglia degli anni ’30.

Da allora il riscaldamento è entrato letteralmente nelle nostre case attraverso il gas prima e l’elettricità ora.

Sono cambiate le nostre abitudini, le camere che ci ospitano e anche la biancheria da letto.

Dall’avere i baldacchini per mantenere il calore e difendersi dagli insetti, siamo passati a dormire in intimo anche in inverno poiché le nostre case sono calde e confortevoli.

Oggi abbiamo cappotti termici ai palazzi, riscaldamento a pavimento e finestre con il taglio termico e doppi vetri. Tutti confort che a metà degli anni ’90 erano impensabili! 

Ti svelo un segreto: questa trasformazione non finirà oggi. 

La domanda che mi sorge spontanea, riflettendo attorno a questo argomento è questa: in che modo allora riappacificare le nostre case 2.0 con l’ambiente e la sostenibilità? 

In nome della funzionalità, nel corso del tempo, abbiamo forse perso il senso dell’estetica e oggi se parliamo di tecnologia per le fonti rinnovabili pensiamo alle pale eoliche nei crinali delle montagne ed interi campi disseminati a pannelli solari

Pannelli solari
Schiere di pannelli solari che riempiono ettari di terreni

Ma è possibile una tecnologia che rispetti l’ambiente e sia esteticamente accettabile?

Nel passato le centrali idroelettriche venivano costruite in stile liberty, ed ancora oggi sono considerate dei gioielli architettonici, tanto che alcune di esse sono visitate ogni anno da centinaia di turisti (come la Taccani a Trezzo sull’Adda).

Nata e costruita ad inizio ‘900 per alimentare il villaggio operaio, ora la fabbrica del bellissimo sito UNESCO di Crespi d’Adda – tutt’ora in funzione – è uno dei siti più visitati della Lombardia.

Ospita anche un museo virtuale dedicato all’energia rinnovabile studiato per famiglie e bambini di ogni età. Un bellissimo esempio di come dare seconda vita per questi edifici!

Tornare alla ricerca del “bello” è sicuramente un passaggio importante. 

Oggi forse il mercato dei pannelli fotovoltaici non ha preso piede in Italia proprio perché non vogliamo vedere un rettangolo nero sui nostri tetti, specialmente se si tratta di dimore storiche.

In nostro soccorso però stanno venendo molte aziende. 

La più famosa è la Tesla.

Sì, avete letto bene.

La casa automobilistica di Elon Musk produce anche tetti solari

Non è la sola: anche Sorgenia, società italiana fornitrice di energia elettrica, ha le sue tegole fotovoltaiche.

Ecco il link per i più i curiosi: https://www.sorgenia.it/guida-energia/tegole-fotovoltaiche-caratteristiche-e-costi)

Ora però vorrei sapere il tuo orientamento.

Quali sono le motivazioni per cui non provare questa nuova tecnologia?
Qualcuno che le ha già installate come si trova? 

Scriveteci a info@boscocheulula.it

Se tutti i tetti fossero coperti da tegole fotovoltaiche e tutti i capannoni da pannelli solari, avessimo 175 digestori anaerobici come quello in Liguria e iniziassimo la produzione di idrogeno come combustibile per le auto, avremmo raggiunto l’indipendenza energetica e l’azzeramento delle emissioni.

Certo non è un passaggio semplice e non dipende esclusivamente da noi.

È importante però informarsi su alternative possibili ed iniziare modificare le nostre case in case 2.0.

Evitando le plastiche usa e getta o preferire quelle compostabili (anche se meglio comunque evitarle), per divenire artigiani dell’ambiente

Grazie per aver letto fin qui, se hai apprezzato il contenuto e vuoi rimanere informato sulle nostre iniziative ed attività: iscriviti alla newsletter!

Stay connected!

A presto.
Francesco

Vandalismo non fa rima con ambientalismo

vandalismo

Di certezze nella vita ne ho poche, ma una di queste è che so esattamente che musica mi piace: il rock. E che mal sopporto i gesti di vandalismo.

La mattina a volte mi sintonizzo su Virgin Radio e ascolto “Rock and talk”, specialmente quando a parlare è il cavaliere nero Antonello Piroso.

L’altro giorno – grazie a lui – sono venuto a conoscenza di quanto accaduto nella città di Torino.

Mercoledì 19 ottobre, nel quartiere Crocetta, i proprietari di una ventina d’auto di grossa cilindrata (Alfa Romeo, Porsche, Jeep, Land Rover, Bmw e Audi) si sono svegliati al mattino ritrovando le gomme a terra, sgonfie.

Oltre il danno, la beffa: un bigliettino lasciato sui parabrezza recitava “Il problema è la tua macchina non tu”.

L’atto è stato rivendicato dal “Collettivo dellǝ SUVversivǝ”, che ha voluto mettere in atto un vero e proprio raid ecologista.

Un gesto di vandalismo che sicuramente avrà avvicinato i possessori di SUV alla loro causa…

Purtroppo non è un caso isolato, di atti di vandalismo nel nome dell’ambientalismo ne stiamo sentendo tanti nell’ultimo periodo.

A Roma, pochi giorni fa, 12 attivisti di “Ultima Generazione” si sono seduti in mezzo al Grande Raccordo Anulare per protestare contro l’inquinamento, causando un ingorgo stradale con conseguente immissione in atmosfera di maggiore CO2 e particelle inquinanti. 

È evidente che così si crea solo astio nei confronti dell’ambientalismo e si ottiene l’effetto paradosso rispetto a quanto desiderato.

Non basta?

Il 14 ottobre a Londra, due “ecologiste” di  Just Stop Oil hanno imbrattato il quadro “I girasoli” di Van Gogh con della zuppa di pomodoro in scatola, prima di incollarsi le mani al muro con della colla. 

just stop oil

Per fortuna, è improbabile che i famosi Girasoli saranno danneggiati dal gesto, poiché il dipinto è protetto da un pannello di vetro.

In 5 giorni, nel mondo, si è cercato di portare all’attenzione dei media e dei governi il tema ambientale, sbagliando.

Sì, questa volta prendo una posizione CONTRO certe azioni. CONDANNANDOLE.

Sto spendendo parte della mia vita per intraprendere una rivoluzione silenziosa, fatta di gesti quotidiani, di apertura mentale, di inversioni di rotta ponderate. 

Rovinare un quadro (o tentare di..), non porterà a nulla.

Non porterà a nulla sgonfiare le ruote delle auto o aumentare il traffico. 

Proporre al governo di abbattere le tariffe dei mezzi di trasporto pubblico, servirà a qualcosa. Azioni concrete, per il bene comune.

Nonostante il caro carburante, è ancora più conveniente – se si viaggia in più di 2 persone oggi – fare Ancona-Bologna in auto rispetto che in treno.

Ne abbiamo parlato nello scorso articolo di blog: lo hai letto? Lo trovi qui.

Stiamo parlando di circa €88 in treno (prezzi di riferimento Regionale Veloce ottobre 2022) contro €76,42 dell’auto (pedaggio compreso), senza tenere conto del biglietto dell’autobus se si vuol girare a destinazione raggiunta. 

In Germania, dal primo giugno fino a fine agosto si poteva viaggiare ovunque con soli 9€ al mese (treni regionali, tram, autobus) e questo ha comportato una riduzione delle emissioni di 1,8 milioni di  CO2.

Ha anche fatto riscoprire a molti le attività all’aria aperta e i borghi vicino casa.

La strada intrapresa dalla Germania è senza dubbio quella giusta. Ma per fare ciò serve la volontà politica.

Anche qui “vox populi vox dei” e se grido da solo nessuno mi ascolterà, ma se fossimo in tanti qualcuno dovrà farlo.  

È nostro compito operare giornalmente, non con atti di vandalismo, ma con azioni concrete: per il bene comune.

Anche se sembra qualcosa di lontano da noi o che difficilmente possiamo realizzare, dobbiamo batterci tutti insieme. 

vandalismo

Il cambiamento è nelle nostre mani, rendiamolo reale.

Usiamole come dei sapienti artigiani per modellare un futuro più a misura di Madre Terra. 

Stay connected!

A presto.
Francesco

Il viaggio del Veliero e un invito singolare

il-viaggio-del-veliero

In questo articolo non ripercorriamo solo il viaggio del veliero Amerigo Vespucci, ma affrontiamo anche il tema del viaggio sostenibile e di una esperienza singolare!

L’Amerigo Vespucci, nave scuola della Marina Militare Italiana, è un gioiello indiscusso dei sette mari: definita la più bella nave al mondo per ben due volte dalla flotta militare statunitense

il-viaggio-del-veliero
L’Amerigo Vespucci mentre solca il mare, in tutta la sua bellezza!

Non mi ci sono potuto imbarcare: mio grande cruccio da una vita.

Prima però un po’ di storia:

È stata varata il 22 febbraio 1931: stesso mese di nascita dell’Associazione Bosco Che Ulula, una cosa in comune, nella speranza che sia di buon auspicio!

Il viaggio del Veliero Amerigo Vespucci ha sempre avuto come scopo addestrare i futuri ufficiali della Marina Militare.

Ogni estate questa nave imbarca i giovani allievi che hanno terminato il primo anno dell’accademia di Livorno e salpa per i sette mari, per insegnargli le antiche arti marinaresche.

Se ci pensi, in effetti, è così per molte cose.

Se si impara a fare una cosa difficile, quando si avranno strumenti che facilitano il lavoro, si saprà intervenire egregiamente.

E se quegli strumenti dovessero venir meno per qualsiasi motivo, si saprà sempre lavorare!

Ritorna anche qui il concetto di ritornare alla cultura del fare che ho cercato di trasferirti nel secondo articolo del nostro blog: “Non c’è tempo da perdere“.

Questo metodo non è valido soltanto per la vita in mare e per il viaggio di un veliero.

Nella cultura dell’ambiente si parla di amore per qualcosa fatto con le nostre mani, dove si è riposto fatica, conoscenza e impegno.

Un medico (sì, avete letto bene) mi insegnò che prima di usare un trapano elettrico sarebbe bene imparare ad usare un girabacchino (un antico utensile manuale simile al trapano).

In questi 91 anni l’Amerigo Vespucci ha girato navigando a vela per tutti gli oceani e toccando i porti di tutti e 5 i continenti.

Celebre l’incontro del 1962 con la USS Indipendence in cui gli americani hanno definito la nostra “la nave più bella del mondo” o quello meno famoso del 2022 con la portaerei USS George H.W. Bush in cui la marina statunitense ha ribadito che “dopo 60 anni siete ancora la nave più bella del mondo“.

Il viaggio del veliero Amerigo Vespucci
La fotografia originale dell’incrocio fra le due navi: l’Amerigo Vespucci e la USS Indipendence

Insomma, una nave davvero eccezionale la nostra Amerigo Vespucci, assieme alla meno famosa Palinuro; altra nave scuola per il percorso dei sottufficiali. 

Ma ora, veniamo alla domanda che fin dall’inizio di questo articolo ti starai facendo e perché Bosco Che Ulula ha cuore il viaggio del veliero.

Perché parlare in un blog ambientale dell’Amerigo Vespucci?

Se hai letto con attenzione le righe precedenti, in parte sai già la risposta.

Mi piacerebbe quindi aggiungere anche un altro concetto, che forse potrebbe risultare banale, ma non per questo scontato: essa si muove con il vento. 

Il viaggio del veliero è sostenibile!

Sì certo: sono presenti anche dei motori diesel che le consentono la navigazione per 5’450 miglia (circa 10’000 km).

Ma se usasse solamente quelli i 185 marinai di stanza sull’Amerigo Vespucci sarebbero praticamente disoccupati senza la possibilità di manovrare i 2’635 m² di copertura velica divise in 26 vele.

Pensa che anche gli ordini vengono ancora elegantemente impartiti tramite fischietto, non usando strumenti elettronici che potrebbero facilmente rompersi.

Il fischietto è qualcosa che non ha bisogno di ricarica.

“Scusa Francesco, ma il punto in tutto questo ragionamento qual è?”

Una bella crociera in veliero: può essere una riscoperta non credi!

Calma calma: non prendermi per pazzo, ora ti spiego.

Oggi si può vivere un’esperienza di vita da marinaio anche senza arruolarsi in Marina: esistono compagnie e tour operator che fanno rivivere queste esperienze, dalle più faticose a quelle più rilassanti e coccolate. 

Da notare anche tra i diportisti di come in realtà la vela non sia mai stata abbandonata per il motore a scoppio, cosa invece successa per il cavallo.

Il legame vento e mare è ancora forte. Anche al giorno d’oggi.

Ti invito a tale riscoperta per le prossime vacanze in mare!

Non contando neppure il risparmio economico dovuto allo sfruttamento di un’energia rinnovabile come quella del vento.

Francesco ma a me il mare non piace per niente!” 

Per chi non ama il mare, ma vuole ugualmente sperimentare uno spostamento lento e rispettoso dell’ambiente, consiglio sempre di riscoprire il treno.

trenino verde bernina
In foto il “trenino verde del Bernina“: che percorre la linea ultracentenaria del Sempione e del Lötschberg.
Un itinerario lento ed economico da Domodossola a Berna!

Il fascino dei vagoni…

La nostra visione del treno oramai è quella di un mezzo lento, in ritardo e sporco.

Ed invece è pura rilassatezza: vuoi mettere la tranquillità di non dover lottare per un parcheggio arrivato a destinazione?

Il viaggio del veliero e il treno sono due esempi di viaggi ecologici, poiché con essi vengono rilasciate meno emissioni di CO2 e particolati nell’aria. 

Andrebbero riscoperti da tutti, me compreso. 

Ad onor del vero e a completezza del discorso bisognerebbe aggiungere la questione economica: se è vero che per un viaggio in solitaria (al massimo di coppia) il treno sia anche il mezzo più economico… Per Famiglie dalle 3 unità in sù ha ancora un costo elevato, se rapportato ad uno spostamento di ugual distanza in auto!

Ma non stiamo considerando il costo che paga la nostra terra, attenzione.

In Germania la scorsa estate è stato proposto un biglietto unico per i mezzi di trasporto pubblici al costo di €9. E probabilmente verrà riconfermato tramite abbonamento mensile!

Ciò ha permesso:

  • Una riduzione del traffico nelle ore di punta;
  • una riduzione del particolato;
  • treni pieni nei weekend per le gite fuori porta.

Chissà se anche da noi ci fosse un’iniziativa simile, quale sarebbe la risposta.

Io credo che per il bene comune potremmo farla una prova.

Chissà che non si riscopra la gioia della lentezza.
Dello stare con altri.
Di lasciare frenesia e stress rilegati all’ufficio.

E perché no, magari una giornata in natura senza smartphone per tutti….

Artigianalmente per l’ambiente!

Stay connected!

A presto.
Francesco

Un aiuto per Bosco Che Ulula

Con il tuo contributo aiuterai a preservare la nostra Terra: lasceremo il mondo migliore di come lo abbiamo trovato.

BONIFICO BANCARIO:

Associazione Bosco Che Ulula ETS
Causale: Erogazione liberale
IBAN: IT49M0331713401000010108277

PAYPAL: